Il silenzio improvviso: quando l'orecchio 'va in tilt'
La perdita uditiva improvvisa – clinicamente definita ipoacusia neurosensoriale improvvisa – colpisce circa 5-20 persone ogni 100.000 all'anno, secondo il National Institute on Deafness and Other Communication Disorders. Il fenomeno è spesso descritto come se qualcuno avesse 'abbassato il volume' da un lato, in pochi minuti o ore. E in oltre l'80% dei casi si accompagna a un acufene persistente, un fischio o ronzio che amplifica la frustrazione e l'ansia.
Ma cosa scatena questo evento? Per decenni i medici hanno parlato di cause virali, autoimmuni o vascolari. Oggi, grazie a studi sempre più dettagliati, emerge un quadro chiaro: una brusca interruzione del flusso sanguigno alla coclea – un vero e proprio 'ictus cocleare' – è alla base di molti casi. Senza ossigeno e nutrienti, le delicate cellule ciliate dell'orecchio interno vanno incontro a stress ossidativo e morte cellulare, innescando un circolo vizioso di iperattività neuronale che genera l'acufene.
L'ictus cocleare: cosa dice la scienza
Nel 2021, una revisione sistematica pubblicata su JAMA Otolaryngology–Head & Neck Surgery ha analizzato oltre 40 studi sull'ipoacusia improvvisa, confermando che l'ischemia cocleare – simile a un mini-ictus – è uno dei meccanismi più probabili. La coclea è un organo metabolicamente attivo, con un apporto ematico terminale: anche una breve occlusione dei piccoli vasi dell'arteria uditiva interna può provocare danni irreversibili.
Studio citato: “L'ipoperfusione cocleare determina una cascata di eventi che includono eccitotossicità da glutammato, stress ossidativo e danno alle cellule ciliate esterne, portando a perdita uditiva e generazione di acufene neurogeno.” – Kuhn M, et al., JAMA Otolaryngol Head Neck Surg, 2021.